Lui è un mio amico, Per non Dimenticare

di Sara Ingrosso

Giovedì 20 Maggio si è tenuto, al Cinema Elio, il terzo evento della rassegna cinematografica Per non dimenticare, dedicata al tema della legalità.

La serata è iniziata con la proiezione del documentario Sotto il Celio Azzurro di Edoardo Winspeare e si è conclusa con gli interventi degli ospiti presenti, tra cui il regista Edoardo Winspeare e il critico Francesco Farina.

Questo documentario è stato realizzato come se fosse un film, nel senso che non esiste una voce narrante che spiega e descrive i fatti come in tutti i documentari, ma sono i protagonisti stessi a raccontare direttamente, con le loro voci, la loro storia.


Il film presenta una realtà che prima della serata del 20 Maggio non conoscevo quasi, quella di Celio Azzurro, un asilo nido di Roma che accoglie bambini immigrati delle più svariate nazionalità: armeni, giapponesi, indiani, romeni e addirittura bambini originari del Madagascar, insieme con bambini italiani.

È impossibile non accorgersi di come all’interno di questo asilo nido esista la diversità, ma sia concepita come una ricchezza, come qualcosa di realmente indispensabile alla crescita, all’educazione e non come un fatto problematico, che è quello che il potere mediatico ci fa vedere.

La diversità esiste, lo sbaglio sta nell’associarvi un concetto negativo, quando invece è un vero e proprio valore.

È soprattutto questa concezione della diversità ad emergere nella realtà del Celio Azzurro, sembra un pensiero semplice, quasi scontato, ma nella vita sociale la facile teorizzazione difficilmente diventa realtà.

È questo il contenuto politico dell’opera, sotteso ma comunque presente.

L’asilo nido del Celio Azzurro va in contro a numerose difficoltà economiche, dovute alla mancanza di finanziamenti, ai tagli dei fondi. Nella domanda che il responsabile dell’asilo nido si pone, è racchiusa tutta la drammaticità della situazione del Celio, progetto che realmente dà un contributo importante all’integrazione e alla formazione sociale dell’individuo, ma che non viene sostenuto e anzi è addirittura ostacolato. A quale forza politica fa gioco investire sull’intercultura?

La realtà del Celio Azzurro è  la prova tangibile di come l’integrazione sia possibile, anzi sia un fatto assolutamente naturale.

Nel film viene presentato anche come il progetto educativo dei maestri del Celio sia incentrato sul gioco e si realizzi con successo grazie all’impegno dei maestri nello svolgimento del proprio compito.

È questo il messaggio che lega questo film-documentario alla rassegna.

Per contrastare le mafie, al plurale, nel senso di comportamenti mafiosi e non esclusivamente la criminalità organizzata, basterebbe che ognuno facesse, nel suo piccolo, il proprio compito come deve essere fatto.

Infatti il progetto stesso del film, come ha spiegato il regista nel suo intervento finale, è nato proprio dall’idea di mettere in scena chi fa bene il proprio lavoro.

Così anche i maestri del Celio, con il loro ruolo svolto con la passione e l’amore che l’avere a che fare con i bambini necessariamente richiede, risultano essere anch’essi costantemente impegnati nell’affermazione della legalità e nella lotta contro tutto ciò che tenta di ostacolarla.

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