LA REPRESSIONE DELL’ARTE IRANIANA

di Samuele Sergio

Domenica 23 maggio si è  svolto al Cinema Elio il Quarto evento del progetto “Per non dimenticare”  organizzato dall’Associazione Nomeni.

Prima di iniziare a parlare della serata mi sembra d’obbligo ricordare che il 23 Maggio 2010, decorre il XVIII anniversario della Strage dei Capaci, dove vennero uccisi il magistrato Giovanni Falcone sua moglie Francesca e gli agenti della scorta; di cui faceva parte anche Antonio Montinaro.

Per questo motivo volevo ricordare una frase, ripetuta anche nel corso della serata da Michele Curto, e detta da Antonio Montinaro, ad un giornalista, poco prima di cadere vittima anche lui dell’attentato.

Scrivo questa frase perchè  secondo me ci fa capire che tutti coloro che lottano per la legalità  sono persone normali come noi, solo che hanno battuto la vigliaccheria e traggono forza dalle proprie paure.

“La paura è qualche cosa che tutti abbiamo

chi ha paura sogna, chi ha paura ama,

chi ha paura piange

è la vigliaccheria

che non si capisce….


e non deve rientrare nell’ottica umana”

Antonio Montinaro


La serata è iniziata con la proiezione di un video del Movimento Verde Iraniano, che come base musicale aveva scelto il nostro canto popolare “Bella Ciao”  successivamente c’è stata la proiezione del film Gatti Persiani di Bhaman Ghobati e si è conclusa con l’intervento di Michele Curto presidente di “Flare” (rete europea dei giovani contro le mafie e il crimine organizzato) e di alcuni Giovani Dissidenti Iraniani appartenenti al Movimento Verde.

Già ad inizio serata, con la proiezione del video del Movimento Verde Iraniano, si è voluto creare un legame tra le nostre lotte partigiane, contro il regime fascista e le lotte che incalzano tuttora in Iran, le quali vedono il Movimento Verde portavoce di questa protesta.

Successivamente è iniziata la proiezione del film GATTI PERSIANI di Bhaman Ghobati. La trama di questo film è tratta da una storia vera e racconta di due giovani musicisti, un uomo e una donna,  appena usciti di prigione per aver suonato musica occidentale, proibita in Iran, i quali vogliono formare una band.


Si tratta di un’attività  proibita dal regime e i due debbono cercare gli altri componenti senza farsi scoprire, per questo iniziano a setacciare il mondo underground della Teheran di oggi. Al contempo iniziano a pianificare la fuga dal Paese che li opprime,  attraverso l’acquisto di passaporti falsi, questo li consentirebbe anche di avere la speranza di poter suonare in Europa. Però questa loro ricerca porterà ad una conclusione drammatica.


Questo film si propone, di raccontare le difficili condizioni in cui sono costretti a vivere quelli che cercano di fare cultura in Iran. Denuncia anche la feroce repressione di un regime incapace di offrire una speranza a quei giovani che pur amando profondamente il loro paese non vorrebbero proprio abbandonarlo, solo che sono costretti poiché non li viene offerta alcuna chanche.

Quello che mi ha stupito di più in questo film è la forza e la determinazione con cui questi giovani ragazzi tentano di dar vita ai loro sogni anche se sanno di andare incontro alla reclusione e repressione violenta.

Dopo la proiezione del film ha preso la parola Michele Curto presidente di Flare (rete europea dei giovani contro le mafie e il crimine organizzato), nel suo discorso ha parlato di un legame o meglio come ha detto lui di un “filo che unisce  le persone che decidono di vivere per il bene degli altri”.

Questa frase stringe un legame, che sconfigge le barriere etniche religiose e politiche; unisce persone che come Antonio Montinaro non hanno avuto paura di lottare per il bene comune in Italia con i giovani dissidenti Iraniani che lottano tuttora per il bene del loro popolo.

Con la fine dell’intervento di Michele Curto, sono saliti sul palco i Giovani dissidenti Iraniani, che hanno descritto e confermato come già visto nel film la difficile situazione in cui vivono e si muovono gli artisti Iraniani. Poiché il governo attua una fortissima repressione, non solo agli oppositori politici, ma gli intellettuali e a chiunque esprima forme di arte non volute dal governo.

Secondo me questa serata, ha portato qui a Calmiera una realtà che per alcuni di noi è  lontanissima, ma che realmente le persone più anziane hanno vissuto nel periodo del Nazi-Fascismo, da questo dovremmo capire che la democrazia e la legalità sono un dono, che dovrebbe essere usato da tutti, per il bene di tutti.

Concludo dicendo forse non ci siamo resi conto che i Dissidenti Iraniani presenti sul palco erano dei  partigiani, non Italiani, ma Iraniani, ma sempre degni di essere chiamati eroi, perché hanno messo il bene degli altri, di un popolo, davanti al loro.

Ringrazio i Giovani Dissidenti Iraniani per la bella giornata passata insieme e per la grande serenità e cordialità con cui alcuni di loro hanno accettato di raccontare quello che succede in Iran anche se per loro doloroso.

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